Patologie Trattate

Dislipidemie

Le dislipidemie non riguardano “il colesterolo alto” in senso generico: sono una delle principali cause di infarto, ictus e malattie cardiovascolari. Tra tutti i parametri lipidici, il più importante e studiato è l’LDL-colesterolo, definito da decenni il “colesterolo cattivo” perché si deposita nelle arterie contribuendo alla formazione delle placche aterosclerotiche.

Oggi la medicina è chiarissima su un concetto: l’LDL è un fattore di rischio causale. Significa che più è alto, più aumenta il rischio di eventi cardiovascolari. E che abbassarlo riduce in modo diretto e proporzionale infarti, ictus e mortalità.

Illustrazione tiroide

Perché non contano i “numeri assoluti”, ma il rischio del paziente

Non esiste un valore magico di LDL “giusto per tutti”. Per qualcuno 130 mg/dL può essere già troppo alto, per altri potrebbe essere adeguato. Il valore da raggiungere dipende dal rischio cardiovascolare personale: storia familiare, pressione, diabete, abitudini di vita, età, stile alimentare e presenza di malattie cardiovascolari.

Per questo l’obiettivo non è “stare nel range”, ma ridurre l’LDL quanto serve per abbassare realmente il rischio. Ed è un concetto ormai presente in tutte le linee guida europee e internazionali.

La letteratura scientifica è concorde: “più basso è, meglio è” (the lower, the better). Ogni riduzione di 1 mmol/L (≈ 40 mg/dL) di LDL riduce gli eventi cardiovascolari del 20–25%. Nessun altro trattamento preventivo offre benefici così consistenti.


I farmaci: molto più efficaci (e sicuri) di quanto si creda

Il web è pieno di fake news sulle statine, ma la realtà clinica dice altro: milioni di persone in tutto il mondo sono vive oggi grazie alle terapie per il colesterolo.

Le classi terapeutiche oggi disponibili sono numerose e complementari:

  • Statine: pilastro della terapia, riducono LDL e infarti/mortalità in modo dimostrato.
  • Ezetimibe: potenzia le statine, fondamentale per i pazienti ad alto rischio.
  • Inibitori PCSK9 (iniezioni mensili o bimestrali): riduzioni dell’LDL fino al 60%, ottimi risultati anche a brevissimo termine sugli eventi cardiovascolari.
  • Nuovi farmaci come siRNA o molecole a lunga durata, per chi non tollera le statine o ha dislipidemie severe.

Nella pratica clinica moderna, dopo un infarto il paziente viene dimesso già con tre farmaci per abbassare l’LDL: la protezione del cuore è talmente importante che non si può più aspettare settimane o mesi.

Gli effetti collaterali sono oggi molto più rari di quello che si pensa. Le vere intolleranze esistono, ma sono gestibili con strategie alternative. Quello che non è gestibile è un nuovo infarto.


Non solo “colesterolo alto”: un rischio che si costruisce nel tempo

L’aterosclerosi non compare da un giorno all’altro: è un processo lento, silenzioso e progressivo. Intervenire presto significa prevenire anni prima la formazione delle placche e bloccare quella “curva del rischio” che tende a salire con l’età.

Il trattamento non è solo farmacologico: alimentazione, attività fisica e controllo degli altri fattori (pressione, fumo, glicemia) sono parte integrante della terapia.


Il mio approccio

Mi occupo della gestione diagnostica e terapeutica delle dislipidemie, con particolare attenzione al rischio cardiovascolare globale del paziente. Utilizzo un approccio personalizzato che integra:

  • valutazione del rischio individuale;
  • educazione e stile di vita;
  • terapie di prima linea e molecole di nuova generazione;
  • monitoraggio nel tempo per mantenere il risultato.

Nel trattamento del colesterolo non conta “avere valori nella norma”: conta ridurre il rischio, proteggere il cuore e prevenire eventi che cambiano la vita.